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Filtering by Tag: narrazione

A CARNEVALE OGNI PERSONAGGIO VALE: GIOCHI TEATRALI E ASCOLTO MINDFUL PER PARLARE CON I BAMBINI DELLA LORO IDENTITA'

Lavinia Costantino

Come sopravvivere al Carnevale scoprendosi genitori creativi e consapevoli - anche solo per un giorno! - e cogliendo l’occasione di parlare con i bimbi del tema dell’identità: come sono? come vorrei essere? come posso essere, un giorno all’anno?

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ATYPICAL: PERCHE' CI FA BENE SENTIRE PARLARE DI AUTISMO

Lavinia Costantino

Qualche giorno fa avevo una conversazione su Facebook con alcuni miei contatti: siamo tutti impazziti per la seconda stagione di Atypical, la serie TV di Netflix che racconta la vita di un teenager autistico e della sua famiglia.

Se state già pensando al polpettone pietistico e strappalacrime, siete fuori strada: uno degli aspetti di grande valore di Atypical è che possiamo riconoscerci in Sam, nella sua fragilità, nei suoi bisogni e nella difficoltà di “incastrarsi” in un mondo sempre un po’ diverso dalla propria proiezione interiore. La serie, infatti, è audace, ben costruita, e delicata nel condividere una realtà e una condizione di vita che oggi ancora risultano ghettizzate, portandone in luce invece la semplicità e le possibilità di integrazione - la vita di Sam diventa ad esempio molto più facile grazie all’incontro con il suo amico Sahid, un ragazzo un po’ logorroico ma del tutto aperto e supportivo verso le “stranezze” di Sam.

La serie ci permette di osservare da vicino la vita di un ragazzo con autismo, scoprendo contemporaneamente sia le difficoltà che forse potremmo pensare di conoscere in teoria e che, all’interno della narrazione, ci raggiungono in tutto il loro valore emotivo - secondo voi a quanti anni si prova a partecipare al primo pigiama party fuori casa, quando per dormire si ha bisogno dello stesso schema costante e di un ambiente conosciuto e ripetitivo? - ma anche le risorse e le possibilità che si possono aprire se ci accostiamo a una realtà, per l’appunto, atipica, con uno sguardo accogliente e privo di pregiudizi: è quello che fa ad esempio Casey, la sorella di Sam, che pur nella sua durezza adolescenziale lo tratta come un qualsiasi fratello minore, senza falsa compassione, rimanendo tuttavia consapevole ed attenta ai suoi bisogni speciali.

Da questo punto di vista risulta emblematica la scena in cui alcuni poliziotti di ronda nel quartiere vengono tratti in inganno dagli atteggiamenti apparentemente bizzarri di Sam, e lo portano alla centrale di polizia senza nemmeno sospettare che dietro alcuni comportamenti ci sia una diversa organizzazione mentale e non una dipendenza da sostanze o qualcos’altro di socialmente pericoloso: mentre le forze dell’ordine non si raccapezzano della situazione, mostrando una mentalità vecchia e stereotipata, è il giovane amico Sahid a farsi carico di Sam e a spiegarne la particolarità agli agenti, ricordando allo spettatore che il mondo e le istituzioni sono ancora molto indietro nel riconoscere e saper includere le persone con autismo.

Al termine della serie, non guardiamo Sam come un ragazzo disabile, ma come l’eroe che, come in ogni narrazione ben costruita, sa portare alla luce una parte di noi - quella più fragile, più speciale e meno adatta a conformarsi agli stereotipi esterni. E simpatizzando con lui abbiamo la possibilità di fare amicizia con quella parte di noi: è questo che i veri eroi delle grandi storie ci aiutano a fare, e se siamo onesti con noi stessi al termine della visione potremo ammettere che abbiamo bisogno di Sam tanto quanto lui ha bisogno di noi.