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IL MESTIERE DELL'ARTISTA TRA FLOW ED EGO TRIP, E COME SOPRAVVIVERE PRATICANDO L'EQUANIMITA'

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IL MESTIERE DELL'ARTISTA TRA FLOW ED EGO TRIP, E COME SOPRAVVIVERE PRATICANDO L'EQUANIMITA'

Lavinia Costantino

Una serie di post sulle analogie tra pratica artistica e mindfulness, e su come quest'ultima possa sostenere e nutrire il lavoro creativo.

Qualche giorno fa sono stata intervistata da Helen Maffini di MindBe Education, circa la mia esperienza come attrice, arteterapista e insegnante di teatro che ha scelto di integrare la mindfulness nel lavoro artistico.

L'intervista è in inglese, quindi nel caso non vogliate prendere due piccioni con una fava, facendo contemporaneamente una listening comprehension & una riflessione mindful, condivido anche in italiano i punti principali di cui abbiamo chiacchierato, in una serie di post

Cos'hanno in comune la mindfulness e le arti performative?

Se hai anche solo un'esperienza come creativo amatoriale, come hobbista o come artista per passione, saprai che quando si crea succedono due cose contemporaneamente: 

1. Si entra nel flow - concetto di origine psicologica che descrive un'attività che ci assorbe completamente: la trance agonistica degli sportivi o quella creativa, appunto, degli artisti!

Quando contatti la parte creativa che è in te e lasci che guidi lei, infatti, succedono una serie di cose mindful: molli il pilota automatico che abitualmente ci guida e ti affidi a una parte molto profonda, che io definisco "naturalmente illuminata". Di conseguenza, in quello stato riusciamo a compiere scelte e a stare nell'esperienza senza giudizio, perché ce la stiamo godendo così tanto che semplicemente non abbiamo tempo né spazio per accogliere l'abituale self talk, spesso negativo, che ci accompagna nella maggior parte degli altri momenti. Questa possibilità è benefica e nutriente per tutti, ma in particolare per chi lavora con lo strumento artistico e creativo, perché ci porta a poter compiere delle scelte partendo non dalle nostre paure ma dalle nostre risorse interiori.

Durante una prova: grazie a Elena Lolli per averci insegnato la "teoria della ca*ata", ossia: sbaglia appena puoi, così smetterai di essere ossessionato dalla paura di sbagliare. 

Durante una prova: grazie a Elena Lolli per averci insegnato la "teoria della ca*ata", ossia: sbaglia appena puoi, così smetterai di essere ossessionato dalla paura di sbagliare. 

2. Si sperimenta l'ego trip. A meno che non siate bodhisattva, cioè degli illuminati,  (io non lo sono di certo quindi scrivo da una prospettiva "umana molto umana"), alla felice esperienza di flow sopradescritta se ne accosterà un'altra: l'ego che si risveglia e che, tramite l'esercizio creativo, si sente demiurgo, padrone e semidio di qualsiasi processo creativo. E' una tendenza connaturata a tutti noi che scegliamo di fare gli artisti di professione, io credo, ed in particolare di chi lavora in ambito teatrale e fa delle persone e delle emozioni il suo proprio materiale creativo.

 

L'equanimità: una pratica che può sostenere e nutrire i creativi.

Cosa fare quindi, quando, nell'arco di pochi giorni se non di poche ore, all'interno di uno stesso processo creativo siamo testimoni di momenti in cui ci sentiamo connessi in una sensazione di non-separazione, aperti al qui e ora e consapevoli, e contemporaneamente delle bestie assetate di successo e di riconoscimenti, attenti a osservare ogni più piccolo trionfo degli altri e a paragonarlo con i nostri?

In prospettiva mindful mi dico e vi dico: non ci conviene combattere il nostro ego che fa il bellimbusto, perché lui ha generalmente un bisogno così disperato di emergere che potrebbe farci vedere i sorci verdi. Per la mia esperienza, ho imparato che è molto meglio sedersi accanto a lui, osservarlo, e farci due chiacchiere per scoprire che si, quel mostro affamato è anche lui parte di noi, ma se ci parliamo possiamo osservarlo ed esserne consapevoli, e che lui potrebbe raccontarci molte cose interessanti su noi stessi. 

In una parola molto tecnica: vivere l'esperienza creativa e artistica accettando di stare sia nel momento di flow che di ego-trip, ci permette di fare pratica di equanimità: provare a stare con le nostre esperienze, anche contradditorie, accogliendole con apertura in ogni loro qualità e con ogni emozione che fanno sorgere in noi.

Forse non è facile, ma è una possibilità di cui possiamo essere grati perché credo che arrivi raramente così diretta come quando siamo completamente immersi in un'esperienza creativa. 

Vi lascio al video e.. buoni respiri a tutti!