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FARE TEATRO DA ADOLESCENTI PER SCOPRIRE SE STESSI

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FARE TEATRO DA ADOLESCENTI PER SCOPRIRE SE STESSI

Lavinia Costantino

Per noi adulti l’adolescenza è spesso sinonimo di ricordi imbarazzanti, look da dimenticare e scelte amorose discutibili. Eppure quando guardo gli adolescenti sul palco o durante una lezione di teatro, vedo molta bellezza: provo a raccontarti perché.

Un corso di teatro: perché si o perché no?

In questi video vi ho raccontato quando è una buona idea, o quando non lo è, iscrivere il proprio figlio ad un corso di teatro. Parlavo di bambini, ma il discorso è analogo anche per gli adolescenti: “voglio che faccia teatro perché è timido/a” è un’ottima strategia per peggiorare il conflitto generazionale, e una pessima base per (non) creare un futuro rapporto d’amore con l’arte drammatica!

Se invece i ragazzi manifestano anche solo un po’ di curiosità per il teatro (un po’, perchè, dannazione! Sono adolescenti, non possono mostrare troppe emozioni :P), ecco tre splendide possibilità che un insegnante serio e competente potrà offrire loro:

  • Il teatro permette di scoprire e allenare le proprie emozioni, tuttavia proteggendosi dietro una maschera. Certamente non è facile buttarsi nella mischia e, di fatto, mettersi al centro dell’attenzione, ma paradossalmente il contesto teatrale è un ambiente molto protetto in cui farlo (più della piazzetta o dell’internet, credetemi), non solo perché si auspica sia mediato da un adulto formato come pedagogo teatrale oltre che come artista, ma soprattutto perché chi partecipa entra in scena vestendo i panni di qualcun altro, non i suoi propri. Avete presente il caso dell’amico o compagno di classe imbranato e timido, che sul palco diventava un leone? E’ esattamente ciò a cui mi riferisco e, leoni o gattini, ho visto tanti adolescenti abbandonare i loro strati protettivi, con i propri tempi e con la giusta autodeterminazione, nel corso di un anno di teatro.

  • Fare teatro sviluppa una visione autorale su di sè e sulla realtà circostante: sempre a patto che il professionista cui affidate i vostri ragazzi sia degno di tale qualifica, è difficile che arrivi e metta in mano al gruppo un copione preformato, chiedendo di impararlo a memoria. Lavorare teatralmente con gli adolescenti significa stimolarli a sviluppare un proprio sguardo sui personaggi, sulle drammaturgie, e addirittura sulle risorse o sui limiti propri e altrui. In una fase anagrafico-ormonale in cui si alterna assolutismo nichilista a contestazioni esasperanti su tutto, essere chiamati e guidati con dolcezza e fermezza, a raccontare la propria storia e il proprio punto di vista permette ai ragazzi di affrontare un’esperienza di grande arricchimento e crescita personale.

  • Il lavoro teatrale è basato sull’ascolto e sulla relazione, già di per sé competenze fondamentali da sviluppare all’ingresso nella vita adulta, ma in particolare offre la possibilità di fondare una relazione con se stessi e con la propria immagine corporea che prescinda da stereotipi, maschere sociali e standard corporei: nell’infinito gioco creativo del teatro, il ragazzo è invitato a sperimentare diverse identità, senza necessariamente doversi identificare in ciascuna di esse. Può così sentire dentro di sé possibilità che spesso vengono soffocate nella quotidianità, per la paura di svelarsi troppo o di perdere un ruolo nel gruppo che pare funzionare e proteggere, ed eventualmente scoprire che può integrarle nel quotidiano: perché il primo obiettivo di un buon intervento teatrale con gli adolescenti non è creare giovani attori in erba, ma apprendisti adulti più ricchi e consapevoli.

Se sei curioso, puoi scoprire qui il mio seminario Tweetin’ Will: Amore e morte corrono sui social, in bilinguismo italiano inglese presso La Scuola delle Arti - Teatro Binario 7 Monza, dedicato ai ragazzi dai 14 ai 18 anni.