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PROFESSIONE PAPA': COSA SUCCEDE QUANDO A CASA CON I BIMBI C'E' LUI

Lavinia Costantino

C’erano una volta le mamme chiocce e casalinghe. Poi ci sono state le mamme in carriera. Poi un po’ di tutte e due; ma i papà che scelgono congedi e orari lavorativi per seguire di più i figli, esistono? All’estero ne sono stati avvistati alcuni, ma io ho scovato per voi un esempio anche in Italia! Oggi vi presento Pierluigi Balzarini: professionista, papà e viaggiatore.

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A CARNEVALE OGNI PERSONAGGIO VALE: GIOCHI TEATRALI E ASCOLTO MINDFUL PER PARLARE CON I BAMBINI DELLA LORO IDENTITA'

Lavinia Costantino

Come sopravvivere al Carnevale scoprendosi genitori creativi e consapevoli - anche solo per un giorno! - e cogliendo l’occasione di parlare con i bimbi del tema dell’identità: come sono? come vorrei essere? come posso essere, un giorno all’anno?

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COME NASCE UNO SPETTACOLO: PAROLE DIPINTE, LA STORIA DI CLARA WOODS

Lavinia Costantino

Nel teatro di narrazione,un attore pressoché solo in scena e dotato solo di alcuni semplici elementi di scena, narra la sua storia, spesso includendo il pubblico. Si ma come nasce uno spettacolo così? Ti racconto il dietro le quinte di Parole Dipinte - Lavinia Costantino racconta Clara Woods.

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FACCIAMO CHE SIAMO MOSTRI: IL GIOCO TEATRALE E L'ASCOLTO MINDFUL PER PARLARE CON I BIMBI DELLE PAURE

Lavinia Costantino

Parlare della paura con i più piccoli spesso può non essere facile: a loro talvolta mancano le parole per descrivere le loro sensazioni ed emozioni, per noi adulti è difficile approcciare in maniera delicata ma efficace un tema che, in fondo, ci accompagna anche in età adulta. Dopo aver condiviso con voi qualche giorno fa l’audiostoria di Cati la strega, oggi voglio proporvi un’altra attività da fare a casa, che unisce il potere ristrutturante della narrazione allo sguardo accogliente e gentile della mindfulness.

Con i debiti adattamenti, potete sperimentare queste proposte sia con bambini di 3/6 anni che con i 6/10 anni.

Giochiamo a diventare un mostro: si ma come?!

Il fine di questa attività è di lasciarsi andare e divertirsi a trasformarsi in mostri, osservando il cambiamento di mimica facciale, corpo e voce quando passiamo da essere noi stessi a… una versione più mostruosa di noi stessi.

La trasformazione può avvenire in diversi modi:

  • Mettetevi davanti allo specchio e, magari accompagnandovi con una musica misteriosa o con un rock’n’roll divertente, cominciate a fare smorfie in libertà e cercate di capire insieme al vostro bimbo quali elementi del volto contribuiscono a trasformarci e come possono renderci più mostruosi. Grandi: è il momento di divertirsi e mollare il giudizio!

  • Con dei colori per face painting, potete dipingervi reciprocamente il viso chiedendo di essere trasformati in una creatura spaventosa - attenzione, questa variante è più adatta a bambini più grandi e che non tendano a spaventarsi facilmente, perché non si spaventino non appena si vedono allo specchio.

  • Con cartoncini, colori e materiali di riciclo potete creare delle maschere mostruose, divertirvi ad indossarle e, sempre con l’aiuto di un po’ di musica, immaginare come si muove o come si esprime quel mostro.

Una volta che avrete creato il vostro mostro, fatevi qualche foto, perché ci servirà per il prossimo passaggio!

E perché dovrei fare tutto ciò?!

Primo, perché potresti scoprire che con i tuoi bambini ti diverti :D

Poi, perché questo tipo di investimento espressivo aiuta il bambino a canalizzare le sue fantasie rispetto al tema del mostruoso.

Ora che avete le foto dei vostri mostri personali, infatti, procedì così:

  • Osservatele insieme e, a partire dalle caratteristiche della creatura mostruosa, cercate di immaginarne la storia: dove vive? di cosa si nutre? che carattere ha? chi sono i suoi nemici? da cosa deve difendersi? E’ il momento per te adulto di attivare il tuo ascolto mindful: vedrai che, lasciando libero il bambino di esprimersi e rimanendo connesso con ciò che ti racconta, scoprirai nella sua fantasia tratti ed aspetti che raccontano della sua emotività.

  • Osservate come avete fatto a trasformarvi: è stato il corpo? La voce? le smorfie? Ci sono altri momenti in cui ci trasformiamo in modi simili? Forse diventiamo spaventosi quando siamo arrabbiati, forse il volto si corruccia nello stesso modo quando siamo tristi e disperati.

Cosa mi porto a casa?!

Attraverso questi giochi creativi, e in un momento di relazione aperta, accogliente e curiosa, il tuo bambino avrà sperimentato che:

  • ci sono tanti mostri diversi, ciascuno con una sua storia, proprio come le persone. Capire questa storia ci aiuta ad averne meno paura.

  • anche a noi può capitare di trasformarci in mostri: forse usiamo una voce tremenda quando siamo arrabbiati, o mostriamo i denti, oppure corrucciamo tutto il viso quando ci disperiamo. Provate insieme ai bimbi a rintracciare le situazioni e i momenti in cui questa trasformazione accade.

  • Proprio come i mostri che abbiamo creato, anche noi abbiamo una nostra storia: magari diventiamo un po’ mostri furenti quando siamo delusi, oppure quando crediamo di doverci difendere. Provare a indagare le motivazioni che a volte ci trasformano nella versione tremenda di noi stessi ci aiuta ad esserne più consapevoli e a non attivarle in automatico: vale sicuramente per noi adulti, ma anche per i bambini!

ATYPICAL: PERCHE' CI FA BENE SENTIRE PARLARE DI AUTISMO

Lavinia Costantino

Qualche giorno fa avevo una conversazione su Facebook con alcuni miei contatti: siamo tutti impazziti per la seconda stagione di Atypical, la serie TV di Netflix che racconta la vita di un teenager autistico e della sua famiglia.

Se state già pensando al polpettone pietistico e strappalacrime, siete fuori strada: uno degli aspetti di grande valore di Atypical è che possiamo riconoscerci in Sam, nella sua fragilità, nei suoi bisogni e nella difficoltà di “incastrarsi” in un mondo sempre un po’ diverso dalla propria proiezione interiore. La serie, infatti, è audace, ben costruita, e delicata nel condividere una realtà e una condizione di vita che oggi ancora risultano ghettizzate, portandone in luce invece la semplicità e le possibilità di integrazione - la vita di Sam diventa ad esempio molto più facile grazie all’incontro con il suo amico Sahid, un ragazzo un po’ logorroico ma del tutto aperto e supportivo verso le “stranezze” di Sam.

La serie ci permette di osservare da vicino la vita di un ragazzo con autismo, scoprendo contemporaneamente sia le difficoltà che forse potremmo pensare di conoscere in teoria e che, all’interno della narrazione, ci raggiungono in tutto il loro valore emotivo - secondo voi a quanti anni si prova a partecipare al primo pigiama party fuori casa, quando per dormire si ha bisogno dello stesso schema costante e di un ambiente conosciuto e ripetitivo? - ma anche le risorse e le possibilità che si possono aprire se ci accostiamo a una realtà, per l’appunto, atipica, con uno sguardo accogliente e privo di pregiudizi: è quello che fa ad esempio Casey, la sorella di Sam, che pur nella sua durezza adolescenziale lo tratta come un qualsiasi fratello minore, senza falsa compassione, rimanendo tuttavia consapevole ed attenta ai suoi bisogni speciali.

Da questo punto di vista risulta emblematica la scena in cui alcuni poliziotti di ronda nel quartiere vengono tratti in inganno dagli atteggiamenti apparentemente bizzarri di Sam, e lo portano alla centrale di polizia senza nemmeno sospettare che dietro alcuni comportamenti ci sia una diversa organizzazione mentale e non una dipendenza da sostanze o qualcos’altro di socialmente pericoloso: mentre le forze dell’ordine non si raccapezzano della situazione, mostrando una mentalità vecchia e stereotipata, è il giovane amico Sahid a farsi carico di Sam e a spiegarne la particolarità agli agenti, ricordando allo spettatore che il mondo e le istituzioni sono ancora molto indietro nel riconoscere e saper includere le persone con autismo.

Al termine della serie, non guardiamo Sam come un ragazzo disabile, ma come l’eroe che, come in ogni narrazione ben costruita, sa portare alla luce una parte di noi - quella più fragile, più speciale e meno adatta a conformarsi agli stereotipi esterni. E simpatizzando con lui abbiamo la possibilità di fare amicizia con quella parte di noi: è questo che i veri eroi delle grandi storie ci aiutano a fare, e se siamo onesti con noi stessi al termine della visione potremo ammettere che abbiamo bisogno di Sam tanto quanto lui ha bisogno di noi.